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“lascia che il popolo ritorni ad usar nodi di corda per ricordare i propri doveri” – Tao te Ching di Lao Tzu

Più o meno 2500 anni fa il misterioso Lao Tzu scrisse l’altrettanto misterioso testo del taoismo, il saggio più saggio mai scritto in soli 5000 caratteri. Nel capitolo 80 si trova una frase che a prescindere dalle varie traduzioni ci dice una cosa fondamentale del nostro tecnopassato.

Le corde ed i nodi sono stati uno dei più antichi quanto longevi sistemi di memorizzazione dei dati. Se ci pensate, l’azione che si fa annodando una corda è quella di legare, stringere, ossia un’azione che richiama i concetti di trattenere, conservare.

Ma questo è esattamente anche il concetto di memoria: trattenere e conservare l’informazione.

La corda è uno strumento semplice, flessibile e trasportabile ed i nodi con la loro forma ed il loro ripetersi sulla corda possono costituire un codice visivo. Ed è così che è stato per millenni per svariate civiltà del globo, dall’estremo oriente all’Africa

Erodoto ci racconta che Dario I di Persia lasciò una corda con 60 nodi a dei soldati di guardia ad un ponte che sarebbe servita come timer: avrebbero dovuto sciogliere un nodo al giorno e presidiare il ponte fino a che ci fossero stati nodi nella corda; poi andarsene.

Nella Roma repubblicana gli esattori delle tasse dell’impero romano i cosiddetti pubblicani, utilizzavano una corda come sistema di registrazione delle decime da pagare e pare che lasciassero una cordicella con uno specifico nodo come ricevuta. Praticamente per i pubblicani quella corda era come un piccolo palmare su cui leggere e registrare il dato.

Si è detto sistema antico di memorizzazione ma anche longevo.

Ancora nel XIX secolo i mugnai tedeschi legavano i sacchi di farina per i panettieri con dei nodi specifici che ne indicavano il contenuto in peso.

In India, durante il censimento del 1872, furono utilizzate 4 differenti corde colorate per registrare i dati. Gli addetti al censimento dovevano fare un nodo per ogni persona: per gli uomini un nodo sulla corda nera, per le donne sulla corda rossa, per i ragazzi sulla corda bianca e sulla corda gialla per le ragazze. Ai contabili non restava che contare i nodi sulla varie corde colorate.

Nel tecnopassato di tutte le civiltà troviamo corde e nodi utilizzati come sistema di memorizzazione e di calcolo.

Nodi ad indicare le tasse da pagare, il conteggio degli animali, il numero degli abitanti, la distribuzione delle derrate alimentari. Oppure nodi per contare il passare del tempo

Nei villaggi africani le donne utilizzavano un sistema di nodi da scogliere ad ogni luna piena per calcolare i tempi della gravidanza

Registrare e contare, come per i rosari utilizzati in varie epoche e da varie religioni per contare le preghiere. Ad esempio i Tibetani utilizzavano 108 nodi su corde di vari colori per le diverse divinità

Contare significa anche misurare; le corde furono il primo strumento utilizzato per misurare i perimetri. Ed i nodi cos’altro vi fanno venire in mente? Se aggiungo la parola mare, vi suggerisce qualcosa?

Probabilmente state pensando all’antico sistema per misurare la velocità in mare.  Si basava su una lunga corda con nodi posti a 15 metri di distanza; dalla poppa si gettava la corda in mare e facendola scorrere per 30 secondi si contavano quanti nodi erano passati.

Ecco perché per i natanti si parla di nodi e non di km/h.

La manifestazione più affascinante dell’utilizzo informatico di corde e nodi ci viene dalla civiltà Inca con i loro quipu, un complesso sistema di cordicelle e nodi legate ad una corda centrale.

Questa misteriosa civiltà, nonostante le elevate capacità e conoscenze in campo matematico, tecnologico e amministrativo, non conosceva sistemi di scrittura convenzionali ed utilizzava invece i quipu per tutte le attività di registrazione e conteggio in ambito amministrativo.

Un quipu era appunto formato da una cordicella centrale generalmente in cotone a cui erano appese svariate cordicelle, anche centinaia, che a loro volta potevano avere appese altre cordicelle in una struttura gerarchica. In ogni cordicella, poi,  vi era un certo numero di nodi di varia forma e quantità disposti secondo un codice

Ancora oggi i quipu non sono stati del tutto decifrati ma c’è chi, come l’antropologo Gary Urton, crede che i quipu siano un vero e proprio sistema di comunicazione a base binaria, in grado di archiviare informazioni, gestire calcoli complessi e memorizzare anche testi letterari.

Quindi, i quipu degli Inca rappresenterebbero anche un sistema di scrittura e di comunicazione tridimensionale, fatto di corde, nodi e colori miscelati secondo un codice prestabilito.

Quando scriviamo un testo con un PC, ogni singolo carattere viene memorizzato in forma numerica attraverso l’uso di un codice. Se digitiamo la lettera A maiuscola questa viene convertita attraverso un codice caricato nel sistema nel suo equivalente numerico, ossia il decimale 65, che in binario la lingua parlata dai processori, equivale a 100 0001. Per noi è A per il processore è 100 0001. Secondo Gary Urton i quipu funzionerebbero con lo stesso principio a base binaria e con un codice ancora da decifrare.

Nel tecnopassato i nodi delle corde sono stati l’equivalente del bit dei nostri computer: unità di informazione. Un archeo storage device in corda

Ho deciso che da oggi porterò sempre con me una cordicella nel caso si guastasse la chiavetta USB.

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