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Nella seconda metà dell’ottocento Ada Byron ebbe un pensiero preveggente; immaginò dei calcolatori (che nasceranno dopo cento anni) in grado di produrre arte.

la macchina potrebbe agire su altre cose oltre il numero … il motore potrebbe comporre pezzi elaborati di musica di qualsiasi grado di complessità…

Oggi il termine computer art richiama alla mente tutta una pletora di declinazioni di arte digitale: le animazioni 3D nei film, l’arte generativa, la manipolazione delle foto, il digital imaging, la musica digitale, la motion graphic, la GIF Art, la modellazione 3D e via dicendo.

La macchina è stata sicuramente in grado di agire su altre cose oltre il numero; e Ada ne sarebbe felice. Quando tutto cominciò, cento anni dopo Ada, i calcolatori (computers) non avevano certo scopi artistici. Verso la fine della seconda guerra mondiale fu realizzato Colossus Mark I, il primo calcolatore della storia, nato per la decodifica dei messaggi Enigma dei nazisti. Nel primo decennio del dopoguerra lo sviluppo dei calcolatori fu trainato soprattutto da esigenze militari legate alla difesa e dall’esplorazione dello spazio.

La computer art era ancora lontana e certo non era la motivazione che spinse nel 1956 la US Air Force a commissionare alla IBM ed al MIT la costruzione del più grande computer di sempre: AN/FSQ-7

ANFSQ-7

Il calcolatore più grande di sempre stava al centro del sistema di difesa aereo SAGE (Semi-Automatic Ground Environment) il cui obiettivo era raccogliere i dati dai radar dislocati sul territorio, processarli e produrre una immagine dello spazio aereo. I numeri di AN/FSQ-7 sono impressionanti pensando ad oggi:  50.000 valvole, 250 tonnellate, 3 megaWatt di potenza elettrica, 2.000 metri quadrati di spazio occupato, e tutto questo per processare 75.000 istruzioni al secondo; il vostro smartphone da 0,01 metri quadrati e 120 grammi, ne esegue qualche miliardo al secondo, tanto per intenderci.

I ventuno AN/FSQ-7 costruiti e sparsi nel territorio americano sotto il controllo del NORAD, hanno giocato un ruolo centrale nella Guerra Fredda fino al 1980.

I monitor del sistema SAGE erano costituiti da uno schermo CRT (tubo a raggi catodici) su cui vi era l’immagine in tempo reale dello spazio aereo di un specifica zona. Questo è quello che ci si doveva aspettare di vendere in quei monitor della situation display console: tracce, traiettorie, punti di riferimento, mappe, simboli di rilevamento, allarmi

SAGE Console

 

Ma un giorno del 1959, l’aviere di prima classe Lawrence A. Tipton, di stanza a Fort Lee (Virginia), scattò questa foto con una Polaroid:

SAGE pinup

Come vedete non si tratta affatto del profilo di uno spazio aereo, ne di tracce di un attacco missilistico sovietico. È proprio tutt’altro; è la riproduzione in digitale di una pin-up disegnata nel 1955 dall’artista George Petty per il calendario della rivista Esquire

Petty Pinup

Invece che utilizzare punti e linee per realizzare una immagine vettoriale di un territorio e di uno spazio aereo, qualche bontempone della IBM creò un programma per una immagine vettoriale molto meno noiosa.

Possiamo immaginare che quel calendario fosse appeso da qualche parte a Fort Lee, ed avesse ispirato qualche programmatore rimasto sconosciuto.

sage_tipton

A sentire Tipton (lo vedete qui sopra di fronte alla console), il programma che mostrava l’immagine della pin-up era un sistema di diagnostica della trasmissione dati tra due stazioni SAGE. Se la trasmissione andava a buon fine sulla console sarebbe apparsa la pin-up in modo corretto, altrimenti no. Non solo; l’immagine pulsante della pin-up avrebbe significato che si stava ricevendo un flusso di dati in tempo reale dalle stazioni radar. Insomma, meglio un un feedback sexy sullo schermo che un “trasmissione avvenuta con successo”

Nel corso del tempo sono stati intervistati i veterani delle stazioni SAGE ma le versioni a volte divergono. Qualcuno dice che il programma pin-up era un modo per passare il tempo e combattere la noia.

Rimane il mistero su chi abbia prodotto questo primo programma di arte digitale interattivo: probabilmente qualche programmatore della IBM, ma nessuno dei veterani è stato in grado di dirci il nome.

[adriano parracciani aka CyberParra]

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L’essere umano si è trovato di fronte a questioni legate ai numeri sin dagli esordi. Tutto quello che lo circondava poteva essere visto in termini quantitativi e quindi necessitava un modo per

CONTARE — SOMMARE — CONFRONTARE => CALCOLARE

  • Quanti uccelli ?
  • Saranno abbastanza per saziarsi?
  • Sono di più o di meno?

Può sembrare banale oggi, ma come ebbe a dire Bertrand Russell “deve aver richiesto molti secoli scoprire che una coppia di fagiani e un paio di giorni erano entrambe le istanze del numero due”

PRIMI SISTEMI DI CALCOLO

Presa coscienza del concetto di numero, l’uomo ha trovato dentro di se anche il modo per quantizzarlo. Inizialmente gli bastò saper fare somme e sottrazioni, e qualche moltiplicazione. Poi l’organizzazione sociale si fece più complessa, arrivarono il commercio, le guerre, le tasse; tutte cose che richiedevano capacità di calcolo ben superiori, come il calcolo delle radici.

CONTARE — SOMMARE — CONFRONTARE => TECNOLOGIA A SUPPORTO

Per contare i pesci, sommare i frutti, e confrontare le raccolte, l’uomo comprese che doveva inventare o scoprire delle tecnologie, così come fece per procurarsi il cibo. Quindi inventò il primo calcolatore della sua storia (la frase sottintende la possibile esistenza di altre storie possibili parallele o precedenti)

La Mano – Le Dita

La mano è il primo calcolatore usato da un essere umano; una tecnologia che ha offerto subito tre vantaggi

  1. contare con le dita
  2. rappresentare numeri come mezzo di comunicazione tra illetterati e/o persone di differenti lingue
  3. calcolare addizioni

Vedremo in un altro file che oltre a CALCOLARE, l’uomo si è posto immediatamente i problemi che sono a tutt’oggi la base di qualsiasi Sistema Informativo: MEMORIZZARE il calcolo e TRASMETTERLO.

Torniamo al nostro Primo Calcolatore Portatile

Subito viene da pensare che il nostro attuale sistema di numerazione decimale derivi dal fatto di avere cinque dita e due mani. Il pensiero è sicuramente giusto ma c’è da dire che per quanto riguarda la cultura occidentale, il sistema decimale sarà utilizzato soltanto dopo la rivoluzione francese. Prima di allora, dai greci, ai romani, ai bizantini, tutti, in quest’area del mondo, hanno usato il sistema duo-decimale ossia base 12. Lo abbiamo ereditato dalla misteriosa civiltà dei Sumeri, rimasto in vigore per millenni ed arrivato fino ai giorni nostri con i termini dozzina, servizio da 12,  i 12 mesi dell’anno e via dicendo. Pesi e Monete sono stati valorizzati e quantizzati in base 12 fino a pochi anni fa. Ma torniamo al nostro calcolatore primordiale, perché il 12 ci porterebbe troppo lontano.

Direte voi:  come si fa con sole 10 dita a contare fino a 12? E poi perché usare 12 e non 10?

Il perché è dato dal fatto che 12 ha un numero maggiore di divisori interi (1, 2, 3, 4, 6, 12) rispetto al 10 e quindi agevola i calcoli con la frazioni.

Il come è dato da un uso della tecnologia della mano che abbiamo perso nella polvere del tempo.

Sfruttando appieno il sistema anatomico del nostro “calcolatore-portatile” l’uomo antico ha saputo coniugare esigenza-creatività-genio-efficacia.

La figura qui a sinistra illustra come le tre giunture della falangi di ogni dito possano corrispondere a singoli valori numerici da segnare con il pollice, per un totale di 12 cifre. La mano destra invece era utilizzata per indicare i multipli

In questo modo si poteva contare a base 12, indicare ad altri un valore anche non parlando la stessa lingua, e si potevano anche fare calcoli.

Tutte le popolazioni del passato hanno utilizzato la mano come sistema di conteggio, di calcolo e di trasmissione del valore

Ancora fino a poco tempo fa, in oriente si facevano trattative commerciali toccandosi la mano, a volte nascoste dai vestiti affinché la transazione avvenisse al ripario dagli altri.

Molti e diversi sono stati i sistemi creati dalle varie civiltà per rappresentare i numeri e calcolare con le dita. L’immagine sotto  tratta da un lavoro di Luca Pacioli del 1494, illustra, ad esempio, il metodo del Venerabile Beda, monaco benedettino vissuto alla fine del settimo secolo

tratto da "Suma de arithmetica geometria" di Luca Pacioli (1494)

In Cina pare si utilizzasse un schema come illustrato dall’immagine a destra

  • ogni dito ha tre giunture ed ogni giuntura ha tre lati: destro, centro e sinistro. In questo modo ogni dito può “contenere” fino a nove cifre
  • la mano quindi può rappresentare qualsiasi numero da 1 a 9999 indicandolo con un dito della mano destra

La mano è stato il primo hardware utilizzato dalle civiltà del passato per fare calcoli attraverso differenti sistemi operativi ideati dagli antichi programmatori.

La gestualità, la forma, il movimento, erano il modo per TRASMETTERE l’informazione, per informare un interlocutore, ad esempio, del denaro da pagare, utilizzando il linguaggio universale della mano.

Se vi dicessi che l’immagine qui sotto rappresenta la moltiplicazione 7×8=56 ? Le dita che si toccano in alto indicano le decine (3+2=5) le dita rimanenti sotto rappresentano le unità (3*2=6) = 56

CONTARE – SOMMARE – CONFRONTARE:

il processore del computer che state utilizzando per leggere questo post non fa poi molto più di questo.




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