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Primavera del 1900. Una barca di pescatori sta navigando nell’Egeo, tra Peloponneso e Creta, quando finisce nel mezzo di una tempesta e si rifugia faticosamente nell’isola di Antikythera. In attesa che il tempo migliori i pescatori decidono di passare alcuni giorni sull’isola; ne approfittano per delle immersioni alla ricerca di spugne, ma trovano tutt’altro. S’imbattono in una nave mercantile di duemila anni prima colma di anfore, statue e monili. Per il recuperò ci vollero due anni, un lasso di tempo che favorì i razziatori di tesori privandoci di importanti frammenti.

Importanti frammenti di cosa?

Nel 1902 al termine del recupero, Stais, l’archeologo del Museo Nazionale di Atene, si trovò di fronte ai resti di quella che doveva essere una scatola in ottone e legno che sembrava contenesse dei semplici pezzi di pietra incrostata.

Ad uno sguardo più attentò, però, Stais si accorse che dalle incrostazioni si distinguevano degli ingranaggi, che quelle pietre celavano delle ruote dentate. Intuì che doveva trattarsi di un antico meccanismo sofisticato, forse un orologio o un astrolabio, ma niente del genere era mai stato trovato prima. Nessuno diede attenzione all’annuncio di Stais, della scoperta di uno anomalo marchingegno da lui datato intorno al II secolo a.C. e  la cosa venne dimenticata per cinquantanni.

Solo verso la fine degli anni ‘5o uno storico della scienza, il fisico inglese Derek de Solla Price decise che i frammenti ritrovati ad Antikythera meritavano una profonda attenzione.

Derek de Solla Price (wikipedia)

Ed aveva ragione.

Iniziò a svelare il funzionamento di quella macchina grande come un grosso tomo enciclopedico (30 x 15 x 7,5 cm), contando oltre trenta ingranaggi messi in movimento da una manovella esterna e decifrando le iscrizioni poste sulle ruote. Confermò inoltre la datazione indicata da Stais: intorno al 150 a.C.

I suoi studi andarono avanti per vent’anni e grazie anche alle radiografie giungerà alla  fine decifrare il mistero, ricostruendo il modello del meccanismo.

Quello ritrovato ad Antikythera è un calcolatore astronomico in grado di mostrare posizione e movimenti del Sole, della Luna, , le fasi lunari, le eclissi, le costellazioni e probabilmente il moto dei cinque pianeti allora conosciuti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno).

Questo stupefacente calcolatore meccanico aveva due quadranti  su una faccia ed uno sull’altra, con delle lancette ad indicare posizioni e movimenti attraverso l’uso di una manovella esterna.

Il tutto era racchiuso da sportelli su cui vi erano incise in greco le istruzioni di funzionamento.

Si ipotizza che il meccanismo sia stato realizzato intorno150 a.C a Rodi dove viveva l’astronomo Gemino. Nel 2008, dalla decodifica di alcune iscrizioni, un articolo della rivista Nature ha proposto invece un’origine siciliana, ipotizzandone la realizzazione nella Siracusa di Archimede, probabilmente parte in causa anche lui del progetto.

Di certo si può dire che questo calcolatore meccanico è il frutto della sapienza ellenica ereditata dai Babilonesi e dagli Egiziani, germinato nella fucina di pensiero e conoscenza nata intorno alla biblioteca di Alessandria.  Nonostante l’enorme complessità del meccanismo di Antikythera. le conoscenze teoriche di matematica e di astronomia raggiunte dagli scienziati in quel periodo sono in grado di spiegare il suo sviluppo. Ad esempio, utilizza il modello di movimento della Luna proposto dall’astronomo Ipparco di Nicea, contemporaneo del meccanismo, ed anche lui vissuto a Rodi.

modello di John Gleavè

Anche le necessarie capacità artigianali nella realizzazione di complessi ingranaggi non sembrano essere in contraddizione con altrettanti manufatti di elevata fattura di quel periodo. In molti testi antichi si parla di meccanismi complessi ed ingranaggi ma il calcolatore di Antikythera è l’unico esemplare antico mai rinvenuto di una tale complessità realizzata.

La stranezza consiste nel fatto che si tratta del primo ed unico calcolatore analogico mai rinvenuto di epoca antica. Infatti, il meccanismo più complesso dell’intero tecnopassato (conosciuto), non ha eguali, non ha copie, e per trovare oggetti altrettanto complessi bisogna far riferimento a manufatti successivi di almeno mille anni. Si pensi che il calcolatore di Antikythera contempla il meccanismo del differenziale (quello che fa girare le ruote dell’automobile a velocità diversa in curva), un invenzione che sarà attribuita all’orologiaio francese Onésiphore Pecqueur solo nel 1827

Sembra quindi un meccanismo fuori dal suo tempo, per il solo fatto di apparire unico, ma la cosa è ovviamente impossibile. Non è credibile che una tale complessità sia stata realizzata per la prima e l’ultima volta. Ci saranno volute prove, e probabilmente ne sono esistiti altri esemplari oggi scomparsi

Come spiegare quindi l’esistenza di questo calcolatore all’apparenza anacronistico?

A me piace pensarla così:

Il calcolatore di Antikythera è il prodotto di una conoscenza innovatrice, troppo avanti con i tempi, realizzata e lasciata decadere perché eccessivamente anticipatrice, troppo costosa da realizzare, nata in un tempo non maturo per accettarla, e in un epoca dove non era chiaro cosa farsene.

Così come ancora oggi gli Umanosauri bloccano ogni innovazione perché hanno paura di perdere il potere della rendita di posizione, si può pensare che anche il Calcolatore di Antikythera sia stato volutamente rimosso, sotterrato, fatto scomparire dai potenti sacerdoti dell’epoca, che lo vedevano come una macchina complessa svelatrice di segreti per pochi.

Voi cosa ne pensate?

Qualora non vi fosse chiaro il livello di complessità del meccanismo di Antikythera vi invito a guardare questo video: è un’animazione senza audio.

Se vi interessano immagini ad alta risoluzione le trovate  qui

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