Archivio per la categoria ‘donnegeek’

Di recente ho scoperto una nuova “hidden figure”, una matematica ed ingegnera, appunto sconosciuta, che ha fatto la storia della prima era spaziale.

Mary Golda Ross (1908 – 2008) era una Nativa Americana, membra della Cherokee Nation, e probabilmente la prima della sua gente a divenire ingegnera ed a lavorare nel settore astronautico.

A vent’anni ottiene il diploma in matematica e durante il peridodo della Grande Depressione insergna matematica e scienze nell’Oklahoma rurale, lo stato dove vennero incorporati i Territori indiani.

Sono stata cresciuta nella tradizione cherokee di un’educazione equa per ragazzi e ragazze. Non mi ha dato fastidio essere l’unica ragazza della classe di matematica.

Dopo nove anni, il suo contributo alla Nazione Indiana si sposta: dall’insegnamento al lavoro come statistica al BIA (Bureau of Indian Affairs). La matematica è una sua passione, ma viene dopo a quella per l’astronomia, per la quale nel frattempo riesce ad ottenere una laurea all’Università del Colorado.
Con la laurea arriva anche la Seconda Guerra Mondiale e con essa l’occasione della vita. Nel 1942 Mary fu assunta alla Lockheed Aircraft Corporation, prima donna ingegnera, per occuparsi di problemi matematici legati al design del caccia da combattimento P-38.
Dopo la guerra la Lockheed la manda alla Università della California dove prende la laurea in ingegneria.
Nel 1952 è l’unica donna (a parte una segretaria) tra i quaranta ingegneri che prendono parte al Lockheed’s Advanced Development Programs, ed al programma segreto noto come Skunk Works

Cherokee Almanac

Il suo lavoro ha riguardato: il volo orbitale, i viaggi interplanetari, la ricerca missilistica per usi civili e militari.
Mary, ha partecipato alla progettazione del razzo Agena, al progetto Apollo, ed alla progettazione preliminare per il sorvolo di Venere e Marte.

Nel 1973, da pensionata, ha offerto il suo contributo per facilitare ed ispirare donne e native americane ad intraprendere carriere scientifiche

la donna indiana più influente dai tempi di Pocahontas, e sta lasciando il segno nello spazio

Così scrisse un reporter che la intervistò nel 1961. A lui Mary disse:

Penso a me come ad una persona che sta applicando la matematica in un campo affascinante. Le donne saranno delle meravigliose astronaute, ma io preferisco restare quaggiù ad analizzare i dati

Nel 2019, la zecca USA ha deciso di coniare una moneta commemorativa da un dollaro in onore di Mary Golda Ross


Mary è nella WAI Pioneer Hall of Fame 2019


[adriano parracciani aka CyberParra]

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“Perchè questa donna non è famosa? Senza di lei non ci sarebbero stati ne Bill Gates, ne Steve Jobs, niente internet, niente word processors, e niente fogli di calcolo; niente che colleghi remotamente il business con il 21° secolo”

Così scriveva nel 2010 lo scrittore ed imprenditore britannico Gwyn Headley parlando di Evelyn Berezin, morta lo scorso dicembre all’età di 93 anni

Perché Evelyn dovrebbe essere famosa? Un motivo tra tutti: ha inventato il primo Word Processor Digitale della storia nel 1969.

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Data Secretary

La chiamò Data Secretary, ed era una macchina innovativa, prima ed unica nel suo genere in quanto utilizzava chip a semicondottore laddove anche i grandi come la IBM utilizzavano ancora i relè elettronici

Evelyn, non solo progettò il primo computer per scrivere, ma costruì anche alcuni dei chip e la logica di funzionamento. Ingegnera,e sviluppatrice, quindi, ma anche imprenditrice. Per realizzare la sua invenzione fondò la Redactron, azienda che produsse e vendette fino al 1975 oltre 10.000 Data Secretary al prezzo unitario di 8.000$ . In quegli anni la Redactron non ebbe di fatto concorrenti all’altezza, nemmeno la IBM.

L’idea di Evelyn era vincente perchè rendeva molto più efficiente il lavoro delle segretarie (ahimè lavoro tipicamente femminile) e lo faceva utilizzando una tecnologia innovativa: i chip e l’elettronica digitale.

Il classico lavoro di ufficio era fatto a quei tempi con le macchine per scrivere, oggetti affascinanti oltre che utilissimi; ma capitava che si commettessero errori di battitura e quindi bisognava buttare il foglio e ribatterlo da capo. Per non parlare del fatto di dover produrre tante copie di un documento: significava ribattere e ribattere centinaia di fogli con il rischio di errore.

Il Data Secretary eliminò tutto questo, perchè per la prima volta permise di editare il testo, cancellarlo, copiarlo ed incollarlo

Quindi se oggi facciamo Control+C e Control+V e stampiamo qualsiasi numero di copie senza fatica, sappiamo chi ringraziare

Evelyn Berezin è stata una delle pioniere del mondo dei computer e prima di inventare il Data Secretary aveva già dato un grande contributo.

Da ragazza aveva intrapreso gli studi di economia; poi, con l’arrivo della Seconda Guerra mondiale, iniziò a lavorare in una tipografia, ma la sera continuò a studiare; non più economia ma fisica.

Di famiglia ebraica fece un breve soggiorno in Israele dopo essersi sposata, ma poi tornò nella sua New York, dove era nata nel 1925, nel Bronx. Nel 1951 fu assunta dalla Electronic Computer Corporation, unica donna in mezzo ad un gruppo di ingegneri maschi

 “Mi dissero, ‘Progetta un computer,’ Non ne avevo mai visto uno prima. Quasi nessun altro lo aveva mai visto. Così ho dovuto solo capire come farlo. Era molto divertente, quando non ero terrorizzata”

Ne progettò vari e tra questi uno dedicato ai calcoli balistici per l’artiglieria, commissionato dal Dipartimento della Difesa.

Nel 1957 Evelyn andò a lavorare alle Teleregister, dove ha progettato computer per il mondo bancario e soprattutto il primo sistema di prenotazione voli aerei per la United Airlines; era il 1962.

Una cosa interessante della sua biografia è che nel 1960 le venne proposta una posizione di rilievo alla New York Stock Exchange con il compito di progettare un sistema di comunicazione all’avanguardia. Poi però, il board dei direttori (maschi) ritirò la proposta quando si resero conto che Evelyn avrebbe dovuto frequentare l’area dedicata alle negoziazioni commerciali, e quindi avrebbe ascoltato un linguaggio osceno e volgare, non consono secondo il loro modo di pensare ad una donna.

Dopo questa occasione mancata ed alcuni anni passati e gestire sistemi in altre aziende, si rese conto che, in quanto donna, non avrebbe mai potuto accedere a posizioni dirigenziali. Così nel 1969 si fece un’azienda sua ed assieme a tre colleghi fondò la Redactron

Negli anni Evelyn ha depositato nove brevetti relativi al mondo dei computer; ha fondato un Ventur Capital che investe in startup tecnologiche ed è stata nel board di importanti aziende High Tech. Ma si è anche impegnata come filantropa a migliorare l’educazione tecnologica.

Riguardo alla sua grande invenzione, una volta ebbe a dire:

“È diventato ovvio per gli uomini non avere più bisogno delle loro segretarie. Potrebbero fare quasi tutto da soli. Ma abbiamo anche imparato che se c’è qualcosa che un uomo odia, è rinunciare alla sua segretaria”.

[adriano parracciani aka CyberParra]

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Il 22 Novembre del 2016, il Presidente Barack Obama consegnò ad una ottantenne signora, la Medaglia Presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti concessa a chi ha contribuito alla sicurezza, agli interessi, alla pace o alla cultura nel Paese. La signora è Margaret Hamilton, scienziata, ingegnera, imprenditrice.

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Cosa ha fatto Margaret per meritarsi una tale onorificenza?

La storia comincia nel 1960, quando dopo la laurea in matematica e filosofia Margaret venne assunta al MIT di Boston come programmatrice, per un progetto che riguardava un sistema di previsioni del tempo.

Margaret si rese subito conto che i computer non erano presi molto sul serio, ma trattati come materia di seconda categoria, non certo al livello delle altre discipline ingegneristiche.

Gli scienziati e gli ingegneri guardavano al software come ad una cosa magica o artistica, e non certo come ad una scienza; ed è per questo che lasciavano usare i computer alle donne. Margaret dovette combattere in primis contro il maschilismo e poi contro lo scetticismo snob di quegli ingegneri per riuscire a  fargli cambiare idea;  lei che aveva sempre pensato che arte e scienza fossero i fondamenti della creazione di un software.

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Credit: Margaret Hamilton

Come fare? Decise che andava dato risalto ad uno dei due fondamenti, e coniò il termine ingegneria del software per far capire che quella disciplina meritava rispetto e dignità scientifica. Elevare il software a livello di ingegneria era ritenuto per alcuni un offesa, per altri uno scherzo.
Nel 1965 Margaret venne nominata direttrice del laboratorio di sviluppo software del MIT, con l’incarico di sviluppare per la NASA il software di bordo delle missioni spaziali Apollo, il software che ne avrebbe regolato la navigazione nello spazio e l’allunaggio: l‘Apollo Guidance Computer (AGC).

Il suo titolo era Colossus Programming Leader

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Il 20 luglio 1969 è una data storica per l’intera umanità: la missione Apollo 11 portò i primi umani sulla Luna. Il merito è ovviamente di centinaia di persone, ma se non fosse stato per il software egregiamente concepito da Margaret Hamilton forse oggi racconteremmo un’altra storia. Infatti, quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin iniziarono la discesa con il Modulo Lunare Eagle, il computer di bordo fu saturato da un sovraccarico di dati in arrivo, segnalando tutta una serie di malfunzionamenti. Fortunatamente, Margaret aveva ingegnerizzato il software in modo che recuperasse funzionalità in caso di sovraccarico di dati. Così alcuni compiti meno prioritari furono annullati a favore di quelli con maggiore priorità. E l’allunaggio non fallì.

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Ecco il racconto che fece Margaret di quell’evento.

« A causa di un errore nella checklist del manuale, l’interruttore

del radar di rendezvous era stato commutato nella posizione sbagliata. Questo causò l’invio di segnali erronei al computer. Il risultato fu che al computer fu richiesto di eseguire tutte le sue ordinarie funzionalità per l’atterraggio, mentre riceveva un carico aggiuntivo di dati spuri che assorbivano il 15% delle sue risorse. Il computer (o meglio, il software che stava eseguendo) era abbastanza intelligente da riconoscere che era richiesta l’esecuzione di più processi rispetto a quelli che poteva sostenere. Inviò quindi un allarme, che significava per gli astronauti “sono sovraccarico con più attività di quelle che potrei fare in questo momento e mi accingo a mantenere in esecuzione solo le più importanti”; ovvero, quelle richieste per l’atterraggio … In effetti il computer era programmato per fare di più che solo riconoscere le condizioni di errore. Un insieme completo di procedure di ripristino era incorporato. L’azione eseguita dal software, in questo caso, fu quella di eliminare i processi a priorità più bassa e ripristinare i più importanti … Se il computer non avesse riconosciuto questo problema e reagito di conseguenza, dubito che l’allunaggio dell’Apollo 11 sarebbe stato il successo che fu. »

Per le/i  nerd interessati ecco il link su GitHub del software AGC.

 

[adriano parracciani aka CyberParra]

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Entri in casa, accendi la luce, apri il frigo per prendere una bevanda ed una fetta di pane dal freezer da scongelare nel microonde. Non stai certo li a pensare come tutto quello sia possibile, e mentre una ragnatela di cavi e sistemi sta trasportando la corrente elettrica per far funzionare la casa, ti godi il tuo spuntino in relax.

ClarkeEdith Clarke (1883 – 1959) ha dedicato tutta la sua vita lavorativa al trasporto della corrente dalle centrali alle case, o meglio, alla matematica necessaria al corretto funzionamento della Rete Elettrica. Il suo lavoro è stato sviluppare sistemi e modelli matematici per facilitare i laboriosi e complessi calcoli necessari alla progettazione di reti di distribuzione della energia elettrica.

Fare i calcoli è stata la sua passione, e sin dai tempi del college desiderava essere un’ingegnera. Nel 1911 si iscrisse ad un corso di ingegneria civile all’Università del Wisconsin, ma durante l’estate accettò un lavoro estivo alla AT&T che le fece cambiare i suo piani. Fino al 1918 rimase in AT&T come computer, questo era il nome del suo lavoro: fare i calcoli. Durante la Prima Guerra Mondiale fu a capo di un gruppo di donne-computer che si occupavano di fare i calcoli per il Dipartimento di Ingegneria delle Trasmissioni.

Nel 1918 lasciò l’AT&T per studiare Ingegneria Elettrica al MIT di Boston, dove si laureò l’anno seguente; prima donna a raggiungere quel risultato al MIT. Venne poi assunta alla General Electric (GE), ma di nuovo come computer. È in questo periodo che progettò il suo calcolatore grafico.

Il trasporto della corrente elettrica richiede la soluzione di equazioni che riguardano correnti, tensioni, impedenze, capacità, lunghezze, caratteristiche fisiche dei mezzi trasmissivi, sfasamenti e via dicendo.

Il suo calcolatore, che brevettò nel 1921, risolveva queste complesse equazioni facilitando il lavoro dei computer umani.

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Il Calcolatore grafico di Edith sfruttava le funzioni iperboliche trigonometriche per velocizzare i calcoli. È costituito da due bracci graduati rappresentanti vettori che si muovono su una complessa griglia di coordinate di vario. Muovendo i bracci si possono calcolare tensioni, correnti, resistenze, capacità, lunghezze eccetera.

Nonostante questo successo, lasciò la GE andando ad insegnare fisica in un collegio femminile in Turchia. Probabilmente era insoddisfatta del suo ruolo di computer, l’unico a cui sembrava potesse ambire in quanto donna. Ma la GE cambiò idea e dopo due anni la riassunse con il ruolo e lo stipendio di ingegnere elettrico.

Dr. Katharine Blodgett, 1938

Edith lavorò in GE fino al 1945, pubblicando decine di articoli per American Institute of Electrical Engineers: prima donna a ottenere questo “privilegio”. Nel 1941 pubblicò il libro Circuit Analysis of A-C Power, testo fondamentale nel campo dell’energia di potenza. Ha concluso la sua carriera come professoressa al Dipartimenti di Ingegneria Elettrica della University of Texas, Austin.

Edith Clarke ha perseguito il suo sogno riuscendo ad imporsi in un ambiente tradizionalmente dominato dai maschi; è sicuramente un esempio per  tutte le giovani ragazze che aspirano a carriere tecnologiche

[adriano parracciani aka CyberParra]

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Non ci chiedevano di essere delle super-scienziate, ma ci chiedevano di essere accurate al 125%. Si lavorava in coppia, una controllava il lavoro dell’altra, dovevamo curare le complicatissime connessioni nella parte posteriore della macchina. Bisognava innanzitutto spazzolare bene i fili sui tamburi per evitare il rischio di corto circuiti, e poi accertarsi che i cavi di connessione fossero inseriti bene e nel posto giusto. In piedi a far questo per tutto il tuo turno di otto ore

Con queste parole, Ruth Bourne spiega il prezioso lavoro svolto dalle ragazze del  WRENS , Women’s Royal Naval Service, durante la Seconda Guerra mondiale. L’impresa era quella di sconfiggere Enigma, la macchina con cui i nazisti codificavano i loro messaggi (ne ho parlato varie volte, soprattutto qui:  L’utero che concepì il computer)

Ruth Bourne

Sappiamo che l’impresa riuscì, grazie al lavoro svolto a Bletchley Park da un eterogeneo gruppo di menti brillanti, soprattutto quella del grande Alan Turing. Whinston Churchill li chiamò “le galline che facevano le uova d’oro senza mai schiamazzare”. Ma alla sconfitta di Enigma lavorò uno staff di oltre diecimila persone di cui quasi il 70% donne, spesso giovanissime, come Ruth che all’epoca aveva appena diciotto anni.

Per sconfiggere Enigma, ossia per decrittare il suo codice e decodificare l’immane numero di messaggi intercettati, Alan Turing ideò le bombe, giganti elettromeccanici che simulavano il lavoro di 36 macchine Enigma. Le loro ruote dentate scattavano una dopo l’altra, un ticchettio continuo, come quello di mille ferri da calza che si muovessero tutti insieme e che diede origine al nome di bombe.

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Il lavoro di Ruth era appunto aver cura di una bomba. Ogni giorno i nazisti cambiavano il codice ed ogni giorno si doveva scoprire quale fosse: a questo servivano le bombe. Per 24 ore al giorno, le ragazze del Wrens dovevano continuamente settare i rotori sul davanti, controllare e modificare le connessioni dei cavi nel retro, a seconda delle indicazioni che davano i cripto analisti. Quando un messaggio criptato dato in pasto ad una bomba usciva più o meno in chiaro, le ragazze del Wrens urlavano “job up”; significava che il codice Enigma del giorno era stato probabilmente scoperto.

Il lavoro di Ruth era la primordiale forma di programmazione di quello che ancora non poteva essere chiamato computer per come lo concepiamo oggi.


C’era una lunga serie di radio ricevitori disposti uno di seguito all’altro. Ci sedevamo sulla panca davanti alla nostra radio, ed iniziavamo a girare la manopola, su e giù per le frequenze della marina tedesca

Patricia Davies ha trascorso la seconda guerra mondiale ascoltando l’etere in cerca di voci, voci di operatori tedeschi che inviavano via radio ordini ai sottomarini di stanza sulla costa francese o sul Baltico.

PatriciaDavies

All’ascolto di voci, ma non di parole di senso compiuto. Già, perché ovviamente gli ordini non erano trasmessi in chiaro; gli operatori pronunciavano quattro lettere alla volta, lettere di messaggi codificati da Enigma.

La mano sulla manopola scansionando le frequenze dell’etere in attesa di sentire in cuffia un tedesco che pronunciasse lettere:

V Q U W – C F U D – U Q G L

Patricia, allora diciannovenne, annotava ed inviata tutto per telescrivente agli analisti di Bletchley Park, chiamata anche Stazione X. Era il suo lavoro, il suo e quello di altre ragazze impiegate in decine di stazioni di ascolto sparse sulla costa inglese, chiamate Stazioni Y.

Un lavoro non facile; le frequenze erano spesso disturbate e serviva un ottimo orecchio. Capitava che non si riuscisse a comprendere una lettera oppure che si perdesse il segnale, e questo era molto frustrante per le ragazze del Wrens, perché sapevano che avrebbero mandato alla Stazione X dei codici incompleti, ancor più difficili da decifrare.

Senza il lavoro delle Wrens alle Stazioni Y, gli analisti alla Stazione X non avrebbero avuto nulla da decifrare.


 Era una macchina enorme, quella con cui lavorammo; e nessuno ci spiegò che era appena stata inventata. Ho lavorato al primo computer del mondo e poi niente più da allora. Mio marito ha comprato un iPad ed adesso sto imparando un po’ 

La macchina enorme di cui parla Irene Dixon era Colossus, il primo calcolatore programmabile elettronico della storia, che contava ben 1500 valvole. L’elettronica sostituì la meno efficiente elettromeccanica.

IreneDixon

Il primo Colossus arrivò a Bletchley Park nel 1944; se le bombe di Turing sconfissero Enigma, Colossus sconfisse le codificatrici Lorenz SZ4. Queste erano utilizzate dall’alto comando tedesco e da Hitler per le sue comunicazioni private, in quanto notevolmente più potenti di Enigma e quindi ritenute più sicure, anzi, impenetrabili.

Irene fu una delle Wrens addette al Colossus, e per questo si trovò spesso seduta a fianco di coloro che faranno la storia dei calcolatori, come il matematico Max Newman e l’igegnere Tommy Flowers.

prendevamo istruzioni dai cripto analisti, che erano persone incredibilmente intelligenti. Si sedevano vicino a noi, facevano calcoli con i loro regoli basandosi sulla teoria della probabilità, e ci dettavano i settaggi  da impostare nella macchina

Il lavoro di Irene era quindi quello che ascoltare le istruzioni dei cripto analisti, girare commutatori e caricare rotoli di nastro perforato nel Colossus, e senza saperlo stava hackerando le comunicazioni di Hitler


[adriano parracciani aka CyberParra]

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Leggi Anche

L’utero che concepì il computer

Pixel per Colossus