Archivio per la categoria ‘archeo net’

“L’idea di installare telefoni in tutte le città è idiota …”

“Perché mai una persona dovrebbe utilizzare questo dispositivo sgraziato e poco pratico quando può recarsi all’ufficio del telegrafo e trasmettere un chiaro messaggio scritto in qualsiasi grande città negli Stati Uniti?

Questo ‘telefono’ ha troppi difetti per essere seriamente considerato un mezzo di comunicazione. È un dispositivo che non ha alcun valore per noi. “

Western Union – 1876.

È la risposta ricevuta da Alexander Graham Bell quando offri alla Western Union per 100.000$ il suo brevetto del Telefono.  Brevetto che sarebbe spettato ad Antonio Meucci se avesse pagato i 10$ per il rinnovo annuale. Ma non andò così.

Bell-Meucci

Solo nel 2002 il congresso americano riconobbe formalmente l’importanza del lavoro di Meucci, riconoscendogli la primogenitura del Telefono

[adriano parracciani aka cyberparra]

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Tim Berners-Lee

Prologo: 1945,  1968, 1991, tenete a mente queste date

Capita in questi giorni del 2011 di leggere che siamo nel ventennale del Web, e ciò ovviamente corrisponde al vero perché è proprio nel 1991 che il Web prende forma grazie ad un fisico inglese del CERN.

WorldWideWeb è il nome che Tim Berners-Lee dette al primo browser da lui progettato nel 1991.

  • Il browser è il programma che permette la navigazione sulla rete internet ed interpreta le pagine ipertestuali; è uno degli elementi fondanti del Web, ma non l’unico. Contestualmente Tim aveva anche sviluppato gli altri.
  • una prima versione del linguaggio HTML che ci aprì l’immenso scenario dell’ipertesto, della navigazione e della multimedialità.
  • una prima versione del  protocollo HTTP che permette la trasmissione di pagine ipertestuali
  • l’indirizzo URL che permette di individuare una risorsa sulla rete

Tim è sicuramente un grande, e merita di essere riconosciuto come il padre, o il  fondatore, o l’inventore del WWW, anche se sarebbe meglio dire “uno dei”

Ma come sempre accade, o si scopre, ogni cosa viene da lontano.

Vannevar Bush (1890 – 1974) ingegnere americano, tecnologo e  membro di importanti enti governativi, nel 1945 scrive As we can think un articolo in cui descrive una sua visione tecnologica: il MEMEX

Il memex era un dispositivo elettro-meccanico-ottico, una calcolatore analogico basato su microfilm in grado di memorizzare tutta la storia di una persona, i suoi libri, le sue annotazioni, i discorsi e le foto (“Un memex è un dispositivo nel quale un individuo memorizza tutti i suoi libri, dischi, e le comunicazioni, in maniera meccanizzata così che possano  essere consultate con grande velocità e flessibilità. È un estensione della memoria”)

Vannebar lo aveva descritto come una grande scrivania dotata di schermi e tastiera con all’interno dei motori per la ricerca veloce dei microfilm contenenti le informazioni personali: praticamente un PC.  La ricerca dei dati era un problema centrale per Vannebar (“un dato dev’essere registrato ma deve anche poter essere rintracciato e consultato”) ed andava risolto emulando la mente umana, quindi non per indicizzazione ma per associazione, anticipando il concetto del TAG e dei motori di ricerca.

Il memex doveva permettere l’aggiunta di annotazioni a margine a la modifica delle informazioni già esistenti tramite l’uso della fotografia a secco e di un sintetizzatore vocale. Attraverso dei pulsanti si potevano richiamare nei vari schermi del memex, documenti e libri consultabili contemporaneamente: ossia le nostre attuali finestre popup

Ma quello che rende il memex precursore del Web sono due concetti che anticipano wikipedia e l’ipertesto

“Appariranno forme completamente nuove di enciclopedie, pronte all’uso in una maglia di percorsi associativi che le attraversano, ed amplificate dal memex”

Soprattutto il memex doveva permettere la creazione di collegamenti tra documenti diversi, semplicemente premendo un tasto: “Questa è la caratteristica essenziale del memex. Il processo di legare due elementi insieme è la cosa importante”

Nel luglio 1945 l’articolo As we may think di Vannevar  Bush viene pubblicato dall’Atlantic Monthly.

Qualche mese dopo in un’isola delle Filippine un ventenne radarista della US Navy sta leggendo l’ultimo numero di Life quando capita nelle pagine che propongono l’estratto dell’articolo sul memex: ne rimarrà così impressionato che quella lettura condizionerà il resto della sua vita.

(link al numero di Life)

Quel ventenne radarista era Douglas Engelbart: non vi dice nulla? Bene per il momento vi dico che è colui che ha inventato il mouse, il primo prototipo nel 1963 ed il brevetto nel 1968 quando lo presentò al pubblico in quella che è chiamata la madre di tutte le demo.

Douglas Engelbart

Si perché in quei novanta minuti del 9 dicembre del 1968, Douglas Engelbart assieme ad altri 17 ricercatori dello Stanford Research Institute mostrò il futuro con largo anticipo: in un’epoca in cui non esisteva ancora il PC fece vedere il WEB.

Di fronte ad un migliaio di esperti di compueter Douglas non solo mostrò per la prima volta il mouse ma anche l’ipetesto, l’indirizzamento di un oggetto, il meccanismo del link dinamico ad un file, la condivisione dello schermo e la collaborazione tra due utenti posti in luoghi diversi che comunicano attraverso la rete tramite un interfaccia audio e video.

L’interesse di Engelbart, soprattutto dopo l’articolo di Vannevar Bush, era orientato al potenziamento dell’intelletto umano tramite l’uso delle tecnologie, così da poter affrontare in maniera collaborativa la complessità dei problemi del mondo che tende inesorabilmente a crescere. Il concetto del memex era perfettamente in sintonia con questo suo approccio filosofico e le sue ricerche  s’indirizzarono verso la progettazione di un sistema online in grado d’interfacciarsi con l’uomo per aiutarlo nella gestione complessa delle informazioni e nella risoluzione dei problemi.

Sulla base del memex la visione tecnologica di Venner Bush del 1945, Douglas Engelbart  nel 1968 fa un demo funzionante di qualcosa che inizierà a realizzarsi solo a partire dal 1991 con Tim Barners-Lee: il WEB

Non so se avete notato la bizzarria delle date; il salto dal 1945 al 1968 e da questo al 1991 è lo stesso: di 23 anni

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Ricordate il modem di Enea il Tattico ?

Aveva come grande limitazione quella di poter trasmettere solo un piccolo set di messaggi prestabiliti e concordati precedentemente tra sorgente e destinatario.

Ci pensò Polibio storico e politico greco del III sec a.C. a trovare la soluzione ideando un sistema per trasmettere qualsiasi tipo di messaggio. Polibio capì che le torce utilizzate nel sistema di Enea il Tattico potevano essere utilizzate per trasmettere sia i segnali di sincronismo sia l’informazione vera e propria. Creò un codice fatto da una tabella di 5 righe x 5 colonne che  conteneva 25 lettere dell’alfabeto.

Il sistema di trasmissione si basava sulle torce sollevate dalle due mani di  un uomo. Alla mano sinistra erano associate le righe ad alla destra le colonne. Per trasmettere la lettera B (codificata in 12) l’uomo sollevava una torcia nella mano sinistra e due torce nella mano destra. Chi si volesse divertire a codificare e decodificare con la scacchiera di Polibio clicchi QUI

Il telegrafo a fiaccole di Polibio è stato tra i sistemi di telecomunicazioni più utilizzato nella storia almeno fino quasi al XVIII secolo. I Romani realizzarono questo sistema di trasmissione impiantandolo sulle torri di segnalazione lungo le consolari e le strade costiere. Ai tempi di Giulio Cesare un messaggio così trasmesso da Roma impiegava appena un giorno per raggiungere la Gallia.

Nel periodo imperiale i Romani crearono una vera e propria RETE di Torri di Segnalazione, un’anticipazione delle attuali reti mobili, che partiva da Roma e seguendo la costa arrivava in Francia, proseguiva per la Spagna, raggiungeva le coste africane, l’Egitto, fino all’attuale medio oriente. Oggi diremo una copertura di 1500 città e villaggi per oltre 12.000 Km. Per giungere dall’altra parte del mediterraneo il messaggio impiegava due giorni.

Sul fumetto di pietra della Colonna Traiana è illustrato il sistema della Rete Mobile dei Romani

Nel 1588, al largo delle coste di Plymouth venne avvistata l’Armata Spagnola. Londra distava 300 Km e la notizia arrivò dopo 20 minuti, trasmessa attraverso le fiaccole da una catena di Torri distanti 12 Km una dall’altra.

Le fiaccole sulle Torri rimasero in uso fino alla Rivoluzione Francese, quando l’inventore Claude Chappe escogitò quello che venne chiamato, per la prima volta nella storia, telegrafo (scrittore a distanza).

Chappe era sempre stato affascinato dall’idea di poter comunicare a distanza con i suoi conoscenti e fece svariate ricerche e tentativi prima di arrivare al suo definitivo telegrafo semaforico che presentò all’Assemblea Legislativa nel 1792.

Chappe concepì  un solido complesso meccanico costituito da tre elementi mobili, due lunghi bracci ed una traversa, in grado di assumere fino a 196 diverse posizioni da associare ad altrettanti simboli tra trasmettere.

Anche grazie all’aiuto dei nuovi cannocchiali, aveva compreso che ad una certa distanza era più semplice interpretare delle posizioni, o delle forme rispetto a delle quantità di oggetti.

Le antiche Reti erano Mobili nel vero senso della parola 🙂

Il semaforo (portatore di simboli) di Chappe, come era anche chiamato, ebbe immediato successo e nell’anno successivo si installò la prima rete di 22 stazioni da Lilla a Parigi a coprire circa 240 Km.

Sulle Torri erano installati i semafori di Chappe e un telescopio per leggere il messaggio, tenendo conto che la distanze medie tra le torri erano di 15 Km.

Ogni operatori di una torre leggeva il messaggio e lo ritrasmetteva alla torre successiva. In questo modo una comunicazione da Lilla a Parigi impiegava pochi minuti contro le decine di ore di un corriere a cavallo.

Chappe sperava che la sua idea lo facesse diventare ricco ed invece si ammalò di depressione fino al suicidio per l’arrivo di altri spregiudicati inventori che reclamavano la primogenitura e sistemi migliori.

Anche il suo telegrafo ottico non ebbe lunga vita: stava esplodendo l’era dell’elettricità e nel 1840 Samuel Morse ideò il primo telegrafo elettrico. Fine dei giochi per l’invenzione di Chappe.

Ciononostante, in questo breve arco di tempo, il Telegrafo Ottico di Chappe ebbe il suo periodo di gloria grazie a Napoleone Bonaparte.  Da grande stratega qual era, il Corso imperatore dei francesi comprese immediatamente l’importanza di un tale sistema di comunicazione e lo fece diffondere in quella che è stata una delle prime Reti di Telecomunicazioni della storia.

Rete Chappe

Prima di essere soppiantata dall’elettricità, la rete semaforica di  Chappe si diramo per tutta la Francia, e poi nel  Belgio, Olanda e Italia.

Comunque, le Torri sono sempre lì a fare il loro mestiere: i telecomunicari infatti, usano ancora parlare delle torri riferendosi al sistema di antenne dell’attuale rete cellulare GSM/UMTS.

Guardate questa immagine: non vi pare che passato – presente e futuro si assomiglino?


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Nei precedenti file abbiamo iniziato a scavare nel tecnopassato, portando alla luce alcuni antichi sistemi di calcolo e alcuni antichi sistemi memorizzazione. C’è un terzo fondamentale aspetto che si deve iniziare ad esplorare ed è quello dei sistemi di trasmissione

Calcolare – Memorizzare – Trasmettere

La comunicazione delle informazioni è molto di più di una semplice esigenza: è una parte del nostro essere e di tutto quello che ci circonda. Dal micro delle nostre cellule al macro degli ammassi stellari, tutto comunica a distanza, tutto TELECOMUNICA.

Dalla notte dei tempi ai nostri giorni, per trasmettere un’informazione serve: una sorgente, un destinatario, un sistema di trasmissione ed un linguaggio convenuto, quello che nel gergo dei telematici si chiama protocollo di comunicazione.

telegrafo ottico di Enea il Tattico

 

Viaggiando nel tecnopassato dei sistemi di trasmissione, intorno al IV secolo  a.C. si incontra Enea il tattico, un greco particolarmente geniale, esperto militare,  scienziato e crittografo, ritenuto l’inventore di uno dei primi sistemi di telecomunicazione: il telegrafo ottico ad acqua.

Nell’immagine si può vedere un modellino conservato al Museo Storico delle Comunicazioni (http://www.bibliocomunicazioni.it/museo/telegrafo_tattico.html)

sistema di trasmissione – Un’asta di legno con impressi dei simboli convenzionali, galleggia su una base di sughero all’interno di un vaso pieno d’acqua. Da un foro nella parte inferiore del vaso si fa defluire l’acqua fino, la base di sughero scende e con essa l’asta. Quando il simbolo desiderato raggiunge il bordo del vaso si chiude in rubinetto.

protocollo di comunicazione – la sorgente ed il destinatario del messaggio avevano lo stesso sistema di segnalazione. Quando la sorgente voleva inviare una comunicazione, segnalava con una torcia inizio-messaggio . Il destinatario confermava sempre con la torcia di aver ricevuto, e quel punto tutti e due aprivano il rubinetto così che l’acqua dei dei vasi defluisse praticamente in sincrono.

Se, ad esempio, il sorgente voleva trasmettere “attacco di cavalleria“, aspettava che l’asta scendesse fino al simbolo associato a quella informazione e poi con la torcia segnalava il fine-messaggio; il destinatario allora chiudeva il rubinetto e leggeva il simbolo in corrispondenza del bordo.

Ovviamente i simboli dovevano far parte di un linguaggio condiviso.

In questo primo esempio di telegrafo ottico, in realtà vengono trasmessi solo i segnali di inizio e fine messaggio e non il vero contenuto informativo che viene ricostruito, desunto a distanza. Enea il Tattico sfruttò una delle più importanti tecnologie per la misurazione del tempo come motore per il suo telegrafo: la clessidra ad acqua, a cui aggiunse l’asta segnata di simboli come sistema informativo.  Poi utilizzò la luce delle torce, che come direbbero gli esperti di telecomunicazioni fungeva da sistema di sincronismo del messaggio.

In sintesi potremmo definirlo il modem di Enea il Tattico

 

Poste Frencesi 1964

Questo francobollo delle Poste Francesi del 1964 rende omaggio al telegrafo ottico di Enea il Tattico. Una grande intuizione che però, aveva anche una grande limitazione: quella di poter trasmettere solo un piccolo set di messaggi prestabiliti e concordati precedentemente tra sorgente e destinatario.

Il problema sarà risolto circa 150 anni dopo da Polibio, ma di questo ne parleremo in un prossimo file.

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