Archivio per marzo, 2012

[ACF - 100000]

Nel 1972 William Millard fonda la IMS (Information Management Service) società di consulenza informatica con sede a casa sua. In precedenza Millard aveva diretto lo sviluppo di sistemi informativi ed era stato dipendente della IBM; in seguito nel 1969 aveva lanciato la System Dynamics una società di software che però non ebbe successo. Ciononostante, la sua reputazione gli permise di acquisire un certo numero di contratti con i quali poter capitalizzare l’azienda, assoldare Joe Killian e nel 1973, modifcare IMS in IMS Associates, Inc: IMSAI.

Dopo il fallimento della System Dynamics, Millard si convinse che il milgior modo per vendere del software fosse quello di metterlo nella “tua box”, nel tuo sistema hardware, e vendere quello. L’idea sembrava buona ma non aveva i capitali per finanziarla. La svolta però era dietro l’angolo. Prima un contratto per realizzare un prototipo di un piccolo sistema computerizzato che svolgesse le funzioni di contabilità svolte da diversi sistemi elettromeccanici. Poi un’altro per un piccolo sistema all-in-one da utilizzare per i rivenditori di automobili.  Millard-Killian stavano arrivando alla loro box; iniziano a studiare la soluzione proprio quando Intel lancia sul mercato il microprocessore 8080; non ebbero dubbi: era il chip che faceva per loro. Però, invece di re-ingegnerizzare l’hardware da zero decidono di prendere pezzi da un prodotto concorrente e di fatto clonano l’Altair 8800. Nel 1975 esce IMSAI 8080  tra i primi microcomputer e probabilmente il primo sistema ad essere definito “clone“.

L’IMSAI 8080 è stato tra i primi computer (micro, quelli prima dei pc) ad essere orientato al mercato degli hobbisti, e della piccola impresa. È però forse passato alla storia anche per aver preso parte nel 1983 al film Wargames – giochi di guerra per la regia di John Badham. È infatti un IMSAI 8080 quello che utilizza il giovane hacker David da casa sua, con il quale bucherà non solo il computer della scuola ma inconsapevolmente anche il supercomputer del sistema di difesa americano al Norad, convinto invece di essere penetrato nei computer della Protovision, società di giochi.

Nella scena che segue,  David si fa accompagnare a casa dalla sua compagna di scuola Jennifer e le mostra come riesce a modificare i voti scolastici penetrando nel computer della scuola. Da notare l’uso dell’accoppiatore acustico a cui attaccare la cornetta telefonica; il primo modem a 300 baud

.

[END OF FILE]
[ACF - 11111]

Ho acquistato 100 pixel per sponsorizzare una valvola di Colossus.

Sento già la domanda: 100 pixel?  Già, pixel! Si tratta dell’iniziativa del The National Museum of Computing che cerca fondi per far rivivere il progenitore dei computer. Le donazioni partono da 10£ (sterline) a crescere e danno diritto ad avere una porzione di immagine (in pixel) di una scheda elettronica, dove poter mettere  il proprio nome, logo o foto, visibile a seconda dello spazio acquistato.

Colossus è stato il primo calcolatore programmabile elettronico della storia.

Il Colossus Mark I fu costruito nel 1943 a Dollis Hill quartiere a nord-ovest di Londra e quindi portato a Bletchley Park, il luogo dove segretamente gli alleati combatterono una particolare guerra contro il nazismo: quella dei codici cifrati.

A Bletchley tutte le menti più geniali della matematica e della tecnologia lavorarono per decodificare le comunicazioni germaniche.

Fra tutti Alan Turing che con le sue “Bombe” elettromeccaniche sconfisse Enigma, la codificatrice nazista utilizzata soprattutto dalla marina tedesca.

Tommy Flowers

Colossus fu il passo successivo; ideato dal matematico Max H. A. Newman e costruito da Tommy Flowers, ingegnere del Post Office di Dollis Hill.

Fu grazie al genio di Max Newman ed alla intuizione e competenza elettronica di Tommy Flowers che le bombe di Turing diventarono una macchina elettronica programmabile (la prima) fatta di ben 1500 valvole.

Un vero colosso che sarà utilizzato con successo contro la codificatrice Lorenz SZ4, una telescrivente commissionata alla Lorenz dall’Alto Comando Tedesco per poter inviare comunicazioni segrete via radio.

Grazie al Colossus, il tempo per la decodifica dei messaggi cifrati dalla telescrivente Lorenz si ridusse da settimane ad ore. Questo permise ad Eisenhover di avere informazioni vitali prima del D-Day. Nel corso della guerra furono operativi ben 10 Colossus Mark II, ed alla fine del conflitto circa 63 milioni di caratteri facenti parte dei messaggi dell’alto comando tedesco furono decriptati dal lavoro di 550 persone a Bletchley Park

I Colossus erano macchina che ancora si programmavano con rotori, switch e cavi. Continuarono la loro attività fino al 1960 quando furono smantellati e bruciati tutti i documenti tecnici e gli schemi. La loro esistenza rimase segrete ancora ben oltre gli anni ’70.

Adesso National Museum of Computing vuole farli rivivere. Chi volesse fare una donazione acquisti tutti i pixel che vuole a questo indirizzo: http://www.colossusonline.org/index.php

Qui sotto ho evidenziato i miei 100 pixel

END OF FILE