sono il WEB e vengo da lontano

Pubblicato: 7 agosto 2011 in archeo net, archeogeek, File
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Tim Berners-Lee

Prologo: 1945,  1968, 1991, tenete a mente queste date

Capita in questi giorni del 2011 di leggere che siamo nel ventennale del Web, e ciò ovviamente corrisponde al vero perché è proprio nel 1991 che il Web prende forma grazie ad un fisico inglese del CERN.

WorldWideWeb è il nome che Tim Berners-Lee dette al primo browser da lui progettato nel 1991.

  • Il browser è il programma che permette la navigazione sulla rete internet ed interpreta le pagine ipertestuali; è uno degli elementi fondanti del Web, ma non l’unico. Contestualmente Tim aveva anche sviluppato gli altri.
  • una prima versione del linguaggio HTML che ci aprì l’immenso scenario dell’ipertesto, della navigazione e della multimedialità.
  • una prima versione del  protocollo HTTP che permette la trasmissione di pagine ipertestuali
  • l’indirizzo URL che permette di individuare una risorsa sulla rete

Tim è sicuramente un grande, e merita di essere riconosciuto come il padre, o il  fondatore, o l’inventore del WWW, anche se sarebbe meglio dire “uno dei”

Ma come sempre accade, o si scopre, ogni cosa viene da lontano.

Vannevar Bush (1890 – 1974) ingegnere americano, tecnologo e  membro di importanti enti governativi, nel 1945 scrive As we can think un articolo in cui descrive una sua visione tecnologica: il MEMEX

Il memex era un dispositivo elettro-meccanico-ottico, una calcolatore analogico basato su microfilm in grado di memorizzare tutta la storia di una persona, i suoi libri, le sue annotazioni, i discorsi e le foto (“Un memex è un dispositivo nel quale un individuo memorizza tutti i suoi libri, dischi, e le comunicazioni, in maniera meccanizzata così che possano  essere consultate con grande velocità e flessibilità. È un estensione della memoria”)

Vannebar lo aveva descritto come una grande scrivania dotata di schermi e tastiera con all’interno dei motori per la ricerca veloce dei microfilm contenenti le informazioni personali: praticamente un PC.  La ricerca dei dati era un problema centrale per Vannebar (“un dato dev’essere registrato ma deve anche poter essere rintracciato e consultato”) ed andava risolto emulando la mente umana, quindi non per indicizzazione ma per associazione, anticipando il concetto del TAG e dei motori di ricerca.

Il memex doveva permettere l’aggiunta di annotazioni a margine a la modifica delle informazioni già esistenti tramite l’uso della fotografia a secco e di un sintetizzatore vocale. Attraverso dei pulsanti si potevano richiamare nei vari schermi del memex, documenti e libri consultabili contemporaneamente: ossia le nostre attuali finestre popup

Ma quello che rende il memex precursore del Web sono due concetti che anticipano wikipedia e l’ipertesto

“Appariranno forme completamente nuove di enciclopedie, pronte all’uso in una maglia di percorsi associativi che le attraversano, ed amplificate dal memex”

Soprattutto il memex doveva permettere la creazione di collegamenti tra documenti diversi, semplicemente premendo un tasto: “Questa è la caratteristica essenziale del memex. Il processo di legare due elementi insieme è la cosa importante”

Nel luglio 1945 l’articolo As we may think di Vannevar  Bush viene pubblicato dall’Atlantic Monthly.

Qualche mese dopo in un’isola delle Filippine un ventenne radarista della US Navy sta leggendo l’ultimo numero di Life quando capita nelle pagine che propongono l’estratto dell’articolo sul memex: ne rimarrà così impressionato che quella lettura condizionerà il resto della sua vita.

(link al numero di Life)

Quel ventenne radarista era Douglas Engelbart: non vi dice nulla? Bene per il momento vi dico che è colui che ha inventato il mouse, il primo prototipo nel 1963 ed il brevetto nel 1968 quando lo presentò al pubblico in quella che è chiamata la madre di tutte le demo.

Douglas Engelbart

Si perché in quei novanta minuti del 9 dicembre del 1968, Douglas Engelbart assieme ad altri 17 ricercatori dello Stanford Research Institute mostrò il futuro con largo anticipo: in un’epoca in cui non esisteva ancora il PC fece vedere il WEB.

Di fronte ad un migliaio di esperti di compueter Douglas non solo mostrò per la prima volta il mouse ma anche l’ipetesto, l’indirizzamento di un oggetto, il meccanismo del link dinamico ad un file, la condivisione dello schermo e la collaborazione tra due utenti posti in luoghi diversi che comunicano attraverso la rete tramite un interfaccia audio e video.

L’interesse di Engelbart, soprattutto dopo l’articolo di Vannevar Bush, era orientato al potenziamento dell’intelletto umano tramite l’uso delle tecnologie, così da poter affrontare in maniera collaborativa la complessità dei problemi del mondo che tende inesorabilmente a crescere. Il concetto del memex era perfettamente in sintonia con questo suo approccio filosofico e le sue ricerche  s’indirizzarono verso la progettazione di un sistema online in grado d’interfacciarsi con l’uomo per aiutarlo nella gestione complessa delle informazioni e nella risoluzione dei problemi.

Sulla base del memex la visione tecnologica di Venner Bush del 1945, Douglas Engelbart  nel 1968 fa un demo funzionante di qualcosa che inizierà a realizzarsi solo a partire dal 1991 con Tim Barners-Lee: il WEB

Non so se avete notato la bizzarria delle date; il salto dal 1945 al 1968 e da questo al 1991 è lo stesso: di 23 anni

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