Archivio per dicembre, 2010

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“In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria” Sam Savage – Firmino

In un computer, che sia da 100$ o da 1.000.000$, nulla esiste se non viene posto in memoria: il dato esisterebbe nel processore solo per i pochi nanosecondi necessari all’elaborazione poi si cancellerebbe se non venisse registrato da qualche parte.

Questo, però, è prima di tutto vero anche per la nostra macchina umana, così come è vero per la macchina della civiltà: giornali, libri, monumenti, targhe, etichette, stampe, quadri; tutti supporti necessari a congelare il dato nel tempo, a conservare l’informazione.

La memoria, qui intesa come sistema di registrazione dell’informazione, è innanzitutto legata alla vista. Nasce infatti, come un segno, una traccia, un simbolo a cui si è associato un dato, un evento, un calcolo. Ovviamente esistono memorie associate anche a tutti gli altri sensi: un profumo, un sapore, un suono; ma il segno visivo ha offerto una più facile ed immediata capacità di trasmettere il messaggio

CALCOLARE – MEMORIZZARE – TRASMETTERE

Le OSSA degli animali sono state tra i primi sistemi di registrazione dati: dei veri archeo storage device.

  • Una tibia di lupo ritrovata in Moravia (Rep. Ceca) e vecchia di oltre 40.000 anni riporta 57 incisioni a gruppi di cinque;
  • Una fibula di babbuino ritrovata a Lelembo, nello Swaziland, e  risalente a circa 37.000 anni fa riporta 29 tacche
  • Una fibula di babbuino risalente a oltre 20.000 anni fa è stata ritrovata ad Ishango al confine tra il Congo e l’Uganda

Osso di Ishango - Museo delle Scienze Brussels

L’osso di Ishango ha una particolarità: un pezzo di quarzo innestato sulla punta. Era probabilmente una sorta di pennino paleolitico. Le ossa, quindi, si sono dimostrate un ottimo supporto per tracciare solchi che registrassero l’informazione e la mantenessero visibile ed inalterabile.

  • quantità di merce scambiata o cacciata
  • risultati di semplici operazioni in modo da agevolare i calcoli
  • fasi lunari, come si ipotizza per l’osso di Ishango

Un osso con particolari incisioni di forma circolare venne ritrovato a Abri Blanchard, in Francia. Si tratta di un oggetto vecchio di circa 32.0000 anni le cui  69 incisioni hanno la forma delle varie fasi lunari.

Molti di questi oggetti dimostrano tra l’altro che l’uomo ha da sempre avuto la necessità di memorizzare i dati che leggeva nel cielo: fasi lunari, posizioni del sole, dei pianeti e delle stelle. Contare il passare del tempo per capire e predire le stagioni per la semina, le inondazioni, le piogge.

 

teschio di Gontzi - Ukraina / dal libro: Science & Technology in world history

Il teschio rinvenuto a Gontzi in Ukraina con i suoi 114 solchi suddivisi in 4 gruppi è un altro esempio di quello che corrisponde ad una tracciatura delle fasi lunari in epoca Paleolitica superiore (databile intorno ai 30.000 anni fa). Dove c’è ArcheoAstronomia c’è ArcheoComputing, non vi sono dubbi

La traccia, il solco, rappresentano quindi tra i più antichi sistemi di archiviazione dei dati.

memoria <—> traccia

Sono concetti che ancora ci appartengono: pensate alla tracce dei  vecchi dischi in vinile. La puntina legge nel solco della traccia l’informazione sonora memorizzata. Ancora oggi si usa dire traccia per indicare un singolo brano musicale.

Ma si parla di tracce anche negli hard disk, dove l’informazione è codificata all’interno di tracce magnetiche; o nei DVD dove il film è codificato all’interno di tracce  ottiche.

Tracciare, prendere nota: oggi, alcuni usano un blocco per gli appunti, altri, più tecnologici, usano un palmare, o un netbook, e registrano il dato nell’hard disk o in una pennetta usb.

Probabilmente 30.000 anni fa non si usciva di grotta senza portarsi dietro il proprio osso per gli appunti.

Poteva capitare di dover segnare le pelli scambiate, oppure di voler tracciare le maree, o magari bisognava fare una semplice addizione e memorizzare il risultato da qualche parte.

Ecco allora che veniva il soccorso lo storage del paleolitico: le ossa disk

Scavando nel tecnopassato si scoprono tante altre antiche forme di archeo storage device e ne parleremo nei prossimi file.

Vi lascio con una domanda: qual è il vostro osso per gli appunti preferito?

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L’essere umano si è trovato di fronte a questioni legate ai numeri sin dagli esordi. Tutto quello che lo circondava poteva essere visto in termini quantitativi e quindi necessitava un modo per

CONTARE — SOMMARE — CONFRONTARE => CALCOLARE

  • Quanti uccelli ?
  • Saranno abbastanza per saziarsi?
  • Sono di più o di meno?

Può sembrare banale oggi, ma come ebbe a dire Bertrand Russell “deve aver richiesto molti secoli scoprire che una coppia di fagiani e un paio di giorni erano entrambe le istanze del numero due”

PRIMI SISTEMI DI CALCOLO

Presa coscienza del concetto di numero, l’uomo ha trovato dentro di se anche il modo per quantizzarlo. Inizialmente gli bastò saper fare somme e sottrazioni, e qualche moltiplicazione. Poi l’organizzazione sociale si fece più complessa, arrivarono il commercio, le guerre, le tasse; tutte cose che richiedevano capacità di calcolo ben superiori, come il calcolo delle radici.

CONTARE — SOMMARE — CONFRONTARE => TECNOLOGIA A SUPPORTO

Per contare i pesci, sommare i frutti, e confrontare le raccolte, l’uomo comprese che doveva inventare o scoprire delle tecnologie, così come fece per procurarsi il cibo. Quindi inventò il primo calcolatore della sua storia (la frase sottintende la possibile esistenza di altre storie possibili parallele o precedenti)

La Mano – Le Dita

La mano è il primo calcolatore usato da un essere umano; una tecnologia che ha offerto subito tre vantaggi

  1. contare con le dita
  2. rappresentare numeri come mezzo di comunicazione tra illetterati e/o persone di differenti lingue
  3. calcolare addizioni

Vedremo in un altro file che oltre a CALCOLARE, l’uomo si è posto immediatamente i problemi che sono a tutt’oggi la base di qualsiasi Sistema Informativo: MEMORIZZARE il calcolo e TRASMETTERLO.

Torniamo al nostro Primo Calcolatore Portatile

Subito viene da pensare che il nostro attuale sistema di numerazione decimale derivi dal fatto di avere cinque dita e due mani. Il pensiero è sicuramente giusto ma c’è da dire che per quanto riguarda la cultura occidentale, il sistema decimale sarà utilizzato soltanto dopo la rivoluzione francese. Prima di allora, dai greci, ai romani, ai bizantini, tutti, in quest’area del mondo, hanno usato il sistema duo-decimale ossia base 12. Lo abbiamo ereditato dalla misteriosa civiltà dei Sumeri, rimasto in vigore per millenni ed arrivato fino ai giorni nostri con i termini dozzina, servizio da 12,  i 12 mesi dell’anno e via dicendo. Pesi e Monete sono stati valorizzati e quantizzati in base 12 fino a pochi anni fa. Ma torniamo al nostro calcolatore primordiale, perché il 12 ci porterebbe troppo lontano.

Direte voi:  come si fa con sole 10 dita a contare fino a 12? E poi perché usare 12 e non 10?

Il perché è dato dal fatto che 12 ha un numero maggiore di divisori interi (1, 2, 3, 4, 6, 12) rispetto al 10 e quindi agevola i calcoli con la frazioni.

Il come è dato da un uso della tecnologia della mano che abbiamo perso nella polvere del tempo.

Sfruttando appieno il sistema anatomico del nostro “calcolatore-portatile” l’uomo antico ha saputo coniugare esigenza-creatività-genio-efficacia.

La figura qui a sinistra illustra come le tre giunture della falangi di ogni dito possano corrispondere a singoli valori numerici da segnare con il pollice, per un totale di 12 cifre. La mano destra invece era utilizzata per indicare i multipli

In questo modo si poteva contare a base 12, indicare ad altri un valore anche non parlando la stessa lingua, e si potevano anche fare calcoli.

Tutte le popolazioni del passato hanno utilizzato la mano come sistema di conteggio, di calcolo e di trasmissione del valore

Ancora fino a poco tempo fa, in oriente si facevano trattative commerciali toccandosi la mano, a volte nascoste dai vestiti affinché la transazione avvenisse al ripario dagli altri.

Molti e diversi sono stati i sistemi creati dalle varie civiltà per rappresentare i numeri e calcolare con le dita. L’immagine sotto  tratta da un lavoro di Luca Pacioli del 1494, illustra, ad esempio, il metodo del Venerabile Beda, monaco benedettino vissuto alla fine del settimo secolo

tratto da "Suma de arithmetica geometria" di Luca Pacioli (1494)

In Cina pare si utilizzasse un schema come illustrato dall’immagine a destra

  • ogni dito ha tre giunture ed ogni giuntura ha tre lati: destro, centro e sinistro. In questo modo ogni dito può “contenere” fino a nove cifre
  • la mano quindi può rappresentare qualsiasi numero da 1 a 9999 indicandolo con un dito della mano destra

La mano è stato il primo hardware utilizzato dalle civiltà del passato per fare calcoli attraverso differenti sistemi operativi ideati dagli antichi programmatori.

La gestualità, la forma, il movimento, erano il modo per TRASMETTERE l’informazione, per informare un interlocutore, ad esempio, del denaro da pagare, utilizzando il linguaggio universale della mano.

Se vi dicessi che l’immagine qui sotto rappresenta la moltiplicazione 7×8=56 ? Le dita che si toccano in alto indicano le decine (3+2=5) le dita rimanenti sotto rappresentano le unità (3*2=6) = 56

CONTARE – SOMMARE – CONFRONTARE:

il processore del computer che state utilizzando per leggere questo post non fa poi molto più di questo.




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cronometro di Jhon Harrison - 1755 (National Maritime Museum, Greenwich, London)

Sin dagli esordi, l’uomo ha sempre cercato di imitare la natura e di superarla per i propri bisogni.

L’innata voglia di conoscenza e il desiderio di  superare i propri limiti fisici hanno spinto subito l’uomo verso una grande sfida:

controllare il TEMPO  e controllare il MOVIMENTO

E questo non solo per ragioni pratiche di sopravvivenza, ma anche per dare risposte a quesiti filosofici senza tempo, sulla vita e sulla morte, sull’uomo, sulla natura, sull’infinito.

Tutte le antiche civiltà, anche quelle tra loro impossibilitate ad entrare in contatto (almeno all’apparenza), hanno avuto le medesime esigenze intellettuali di misurare, calcolare e regolare, e le hanno affrontate creando i primi sistemi di calcolo ed i primi processi di automazione.

Dalle dita all’abaco, dalla clessidra all’astrolabio, dalla pascalina alla scheda perforata, dai telai alle calcolatrici, dai computer al web.

Leonardo - Codice di Madrid (I) pagina 74

La computer science viene da lontano ed è frutto dell’ingegno di orologiai, matematici, filosofi, operai, impiegati, ingegneri, artigiani, insomma dei tanti che nel tempo hanno contribuito alla nascita di tecnologie,  di scienze, e  di pensiero filosofico.

Computer e Web sono il prodotto della sapienza millenaria dell’umanità che ha saputo miscelare il ferro, il rame, il silicio, con lafilosofia, la matematica, e la fisica, realizzando la formidabile fusione di materia e pensiero che oggi chiamiamo Information Technology

Archeo Computing vuole esplorare tutto questo, vuole scavare nel tecnopassato, e magari scoprire pezzi di tecnofuturo; vuole provare a raccontare la nascita ed il divenire di queste tecnologie attraverso la storia degli uomini, delle donne e degli eventi che hanno contribuito a crearle.

Il prossimo Archeo Computing File [ACF] sarà: il primo computer dell’umanità

Secondo voi qual è?

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