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La ricerca di una sorta di meccanismo che facesse calcoli in maniera automatica è stato uno dei problemi che l’umanità antica ha cercato di risolvere per secoli. Non certo perché mancasse la capacità intellettuale di concepire una calcolatrice; quello che mancava erano i meccanismi, i giusti materiali per realizzarli, l’esperienza e la capacità manuale degli artigiani.

L’idea era quella di usare leve, ingranaggi e ruote per assemblare una macchina che facesse i calcoli velocemente al posto della mente, un abaco meccanizzato che evitasse di dover muovere pedine e tener a mente numeri e riporti. Per farlo bisognava anche inventare le tecniche del calcolo meccanico e progettare come questi oggetti dovessero essere costruiti e connessi per fare almeno somme e sottrazioni automaticamente.

Il tempo giusto arrivò verso la fine del Rinascimento nei primi del 1600, quando le tecniche meccaniche divennero disponibili e gli orologiai erano in grado di costruire macchine per il calcolo del tempo. Possiamo considerare gli orologi meccanici come la prima forma di calcolatori, meccanici appunto.

La tecnologia e le abilità artigiane erano finalmente disponibili ma ci si trovò di fronte ad un serio problema.

Se devo fare questa addizione:

19+7,  scrivo 6 nelle unità e riporto 1 nelle decine; e qui sta il problema: il riporto

Con l’abaco la cosa si risolveva manualmente aggiungendo una pedina a sinistra ma dal punto di vista meccanico si trattava di un vero e proprio rompicapo.

Il primo che lo risolse fu Wilhelm Schickard (Herrenberg 1592-Tubinga 1635) linguista, matematico, astronomo, geografo, discreto pittore e meccanico, insomma un Leonardo in salsa tedesca.

quello che tu hai fatto con la logica io ho provato a farlo con la meccanica. Ho costruito una macchina realizzata con ruote dentate (11 sane e 6 mutilate) in grado di fare calcoli. Scoppieresti a ridere se vedessi come riporta automaticamente da se dalla colonna delle decine alla successiva, o come fa viceversa nel caso della sottrazione

Questo scrive nel 1623  Wilhelm Schickard al suo amico Johannes Kepler (Keplero), il grande astronomo tedesco che in precedenza gli aveva illustrato come facesse i suoi calcoli astronomici utilizzando i logaritmi ed i bastoncini di Nepero (vedi articolo Calcolar con Gelosia)

La spiegazione di Keplero fu fonte d’ispirazione per Schickard; infatti decise di meccanizzare il sistema di calcolo dei bastoncini di Nepero sostituendoli con aste scorrevoli, ruote dentate, manopole e finestrelle per leggere i numeri. Associò ad ogni cifra una ruota dentate con dieci denti, ognuno dei quali, ruotando, rappresentava le varie cifre decimali. Il meccanismo del riporto era realizzato da una ruota con un solo dente che faceva avanzare di un’unità la ruota del successivo ordine decimale.

La prima calcolatrice meccanica della storia era concepita e Schickard ne affidò la costruzione al meccanico Johann Pfister.

Keplero s’interessò immediatamente alla macchina e chiese ulteriori spiegazioni; Schickard gli scrisse tutti i dettagli in una lettera e gli fece costruire una seconda versione migliorata di quello che lui chiamava Orologio da Calcolo. Ma Keplero non la ricevette mai.

E qui la storia si ammanta di fascino e mistero; già perché per trecento anni dell’Orologio da Calcolo di Schickard non se ne seppe nulla, e per secoli  si è ritenuto Blaise Pascal il primo a realizzare un addizionatrice meccanica, la Pascalina, realizzata venti anni dopo.

Come mai? Accade che la macchina destinata a Keplero fu distrutta da un incendio scoppiato nel laboratorio di Pfister, come scrisse lo stesso Schickard all’amico astronomo; successivamente Schickard morì di peste e dei disegni originali si perse traccia. Nessun altro seppe mai come funzionasse la sua calcolatrice, ed anzi non se ne conobbe l’esistenza fino al 1960. In quel periodo alcuni ricercatori stavano lavorando ad un archivio completo dei lavori di Keplero e capitarono nella libreria dell’osservatorio di Pulkovo, nei pressi di quella che all’epoca era chiamata Leningrado. Mentre sfogliano una copia delle Tabulae Rudolphinae (il catalogo astronomico pubblicato da Keplero nel 1627), si accorgono di un pezzo di carta ripiegato utilizzato come segnalibro.

Sapete cos’era?

Si trattava della lettera di Schickard a Keplero con i dettagli della sua calcolatrice. Ecco gli schizzi:

Grazie a questa fortuita scoperta si è potuto conoscere e riprodurre l’Orologio da Calcolo di Schickard, e retrodatare il primato della prima calcolatrice meccanica della storia, una macchina in grado di gestire numeri fino a 6 cifre. Per numeri più grandi Schickard aveva previsto l’overflow ossia il supermento; quando questo accadeva una ruota avrebbe fatto suonare una campanella e l’operatore avrebbe dovuto infilare nelle dita un anello di ottone per ricordarsi del riporto di overflow.

Vi chiederete dove sia il mistero; la risposta è nella seguente domanda: che fine ha fatto la prima versione della calcolatrice che era nella mani di Schickard?

[adriano parracciani]

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Questo è stato il mio primo computer, lo ZX Spectrum, lanciato sul mercato il 23 aprile del 1982 da Zio Clive, il geniale Clive Sinclair

Lo collegavi al televisore e sintonizzavi il canale 36; a volte ti toccava giocare con la vitarella per centrare la sintonia. Apparivano le righe intermittenti della maschera di loading ed eri dentro.

E via a digitare; non su una tastiera classica ma su 40 tasti di gomma multifunzione (fino a 6 per tasto), gustosi al tatto come dei marshmallows per il palato, gustosi anche per l’udito più fino in grado di sentire i tunf tunf ovattati mentre si digitavano pagine di listati BASIC da salvare  poi sui nastri per i registratori a cassetta.

Lo ZX Spectrum è stata una perfetta sintesi di design, ingegneria, tecnologia ed innovazione, che ha soddisfatto sia chi voleva iniziare ad imparare la programmazione sia chi voleva semplicemente giocare.

Gli aspetti vincenti sono stati a mio avviso:

  • Il team: l’ingegnere dello ZX Spectrum, Richard Altwasser, ed il suo designer Rick Dickinson.

  • il processore Zilog Z80, una della CPU più utilizzate di tutti i tempi sia negli home computer sia in ambiti industriali.
  • Il Sinclair BASIC on ottimo interprete ma soprattutto con la soluzione originale dei tasti multifunzione; se eri in modo programmazione e premevi il tasto G il sistema inseriva automaticamente il comando BASIC GO TO, con il tasto P veniva inserito il comando PRINT e cosi via (guardate l’immagine). Così si velocizzava la scrittura del codice evitando di dover digitare totalmente il comando
  • Un design unico, irripetibile, che fonde estetica, razionalismo, arte e tecnologia ispirato alla scuola Bauhaus, degno di trovare un posto al MoMa.

Cosa posso dire a Zio Clive che mi ha permesso con poche lire di accedere al mondo dell’informatica? Grazie

PS: dalla mente geniale di Clive Sinclair sono scaturite decine di idee tra cui

Successi

1966  - Micorvision il primo TV tascabile

1972 – Sinclair Executive il primo calcolatore tascabile

1982 - ZX Spectrum l’home computer inglese più venduto

insuccessi

1985 – il fiasco del C5 il veicolo elettrico per il trasporto personale cittadino

[adriano parracciani]

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Una nuova categoria di attori è sbarcata a Venezia la scorsa settimana (12-13 aprile). Un Red Carpet molto particolare che ha visto sfilare non Kate Winslet, non George Clooney, ne Meryl Streep; ma dei ComputAttori del calibro di IMSAI 8080, Cray YMP, IBM 7094, e PDP-8/E.

Capiamoci: non sto parlando del Festival del cinema, ma del Venezia Camp 2012,  il Festival dell’innovazione digitale organizzato dall’Associazione Nord Est Digitale

Le cose sono andate così: Maurizio Galluzzo,  uno dei motori inesauribili del Venezia Camp, dell’Associazione e di tante altre robe digitali, mi invita a partecipare con un intervento al BarCamp, e ad intervenire anche nella sezione dedicata al  RetroComputing,  visto questo mio modesto blog. Ah quanto avrei voluto esserci, ma non è stato possibile; non fisicamente.

Allora, come si fa a volte in questi casi, ho mandato qualcuno, anzi qualcosa: ho mandato i ComputAttori a rappresentare questo blog e chi lo scrive. Li ho mandati in forma di infografiche (come questa qua sotto)  che grazie a Maurizio sono state esposte durante il Venezia Camp.

I ComputAttori e ArcheoComputing ringraziano per l’ospitalità :)

[adriano parracciani]

Approfondimenti

http://www.nordestdigitale.com/

http://www.veneziacamp.it/

http://www.mauriziogalluzzo.it/

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Ebreo di origine polacca, nato nel 1928, sopravvive ad Auschwitz, emigra negli USA, compra un negozio di riparazioni nel Bronx, fonda la Commodore Business, crea il Vic20, il Commodore Pet, ed il Commodore 64, muore ad aprile del 2012.

” It’s time to create computers for the masses, not the classes,” Jack Tramiel

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Nel 1972 William Millard fonda la IMS (Information Management Service) società di consulenza informatica con sede a casa sua. In precedenza Millard aveva diretto lo sviluppo di sistemi informativi ed era stato dipendente della IBM; in seguito nel 1969 aveva lanciato la System Dynamics una società di software che però non ebbe successo. Ciononostante, la sua reputazione gli permise di acquisire un certo numero di contratti con i quali poter capitalizzare l’azienda, assoldare Joe Killian e nel 1973, modifcare IMS in IMS Associates, Inc: IMSAI.

Dopo il fallimento della System Dynamics, Millard si convinse che il milgior modo per vendere del software fosse quello di metterlo nella “tua box”, nel tuo sistema hardware, e vendere quello. L’idea sembrava buona ma non aveva i capitali per finanziarla. La svolta però era dietro l’angolo. Prima un contratto per realizzare un prototipo di un piccolo sistema computerizzato che svolgesse le funzioni di contabilità svolte da diversi sistemi elettromeccanici. Poi un’altro per un piccolo sistema all-in-one da utilizzare per i rivenditori di automobili.  Millard-Killian stavano arrivando alla loro box; iniziano a studiare la soluzione proprio quando Intel lancia sul mercato il microprocessore 8080; non ebbero dubbi: era il chip che faceva per loro. Però, invece di re-ingegnerizzare l’hardware da zero decidono di prendere pezzi da un prodotto concorrente e di fatto clonano l’Altair 8800. Nel 1975 esce IMSAI 8080  tra i primi microcomputer e probabilmente il primo sistema ad essere definito “clone“.

L’IMSAI 8080 è stato tra i primi computer (micro, quelli prima dei pc) ad essere orientato al mercato degli hobbisti, e della piccola impresa. È però forse passato alla storia anche per aver preso parte nel 1983 al film Wargames – giochi di guerra per la regia di John Badham. È infatti un IMSAI 8080 quello che utilizza il giovane hacker David da casa sua, con il quale bucherà non solo il computer della scuola ma inconsapevolmente anche il supercomputer del sistema di difesa americano al Norad, convinto invece di essere penetrato nei computer della Protovision, società di giochi.

Nella scena che segue,  David si fa accompagnare a casa dalla sua compagna di scuola Jennifer e le mostra come riesce a modificare i voti scolastici penetrando nel computer della scuola. Da notare l’uso dell’accoppiatore acustico a cui attaccare la cornetta telefonica; il primo modem a 300 baud

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